Siamo a tua disposizione
Con oltre 10 anni di esperienza, possiamo offrire ottimi risultati per il tuo business online, senza costi o impegni aggiuntivi.
Orari
Tutti i giorni: 9 - 17
Smartive e la visione di Francesca Maria Montemagno sul futuro delle organizzazioni
La trasformazione come percorso di consapevolezza nelle organizzazioni contemporanee
Una visione che parte dalle persone
Milano – Per Francesca Maria Montemagno la trasformazione non coincide con l’introduzione di nuovi strumenti né con un cambiamento imposto dall’alto. È un percorso che nasce dalla consapevolezza e dal modo in cui le persone leggono ciò che accade attorno a loro. Da questa idea prende forma Smartive, società di consulenza fondata per accompagnare le organizzazioni nel ripensare leadership e modalità di lavoro nell’era post-digitale.
Alla guida di Smartive, Montemagno lavora da anni a fianco di team direzionali e funzioni HR con l’obiettivo di rendere il cambiamento condiviso e sostenibile nel tempo. Il suo approccio mette al centro il ruolo delle persone, considerate il vero motore dell’evoluzione organizzativa.
Un percorso costruito tra comunicazione e cultura organizzativa
La sua esperienza si sviluppa tra comunicazione e strategia. Dopo la formazione tra Italia e Germania, Montemagno matura un percorso professionale che attraversa contesti istituzionali, realtà industriali e progetti legati alla sostenibilità. Un cammino che contribuisce a definire una visione del cambiamento come processo culturale prima ancora che tecnologico.
Nel 2016 nasce Smartive, con l’intento di portare questo approccio all’interno delle imprese che affrontano la complessità della trasformazione digitale. L’azienda si propone come spazio di progettazione e accompagnamento, dove strategia e dimensione umana trovano un punto di incontro.
Open Transformation e consapevolezza organizzativa
Alla base del lavoro di Smartive c’è il concetto di Open Transformation, un modello che interpreta il cambiamento come un percorso condiviso. La tecnologia assume un ruolo di supporto, mentre l’attenzione resta focalizzata sulla capacità delle persone di comprendere i processi, collaborare e orientarsi all’interno di scenari in evoluzione.
Attraverso strumenti proprietari e percorsi di apprendimento, Smartive aiuta le organizzazioni a leggere il proprio livello di preparazione e a sviluppare una maggiore consapevolezza interna. Il lavoro si concentra sulla costruzione di una cultura capace di sostenere il cambiamento nel tempo, evitando approcci standardizzati e favorendo un’evoluzione coerente con l’identità aziendale.
Una leadership che nasce dal confronto
Un elemento centrale dell’esperienza di Montemagno è il valore attribuito al dialogo e alla responsabilità diffusa. La trasformazione prende forma quando le persone riescono a riconoscere il proprio ruolo all’interno dell’organizzazione e a contribuire in modo attivo alle scelte future.
Accanto all’attività di consulenza, Smartive ha dato vita a una comunità di professionisti e leader che condividono l’interesse per il futuro del lavoro e per i cambiamenti che attraversano le imprese. Un contesto di confronto che alimenta una visione aperta e orientata alla crescita culturale.
Vismarcorp valorizza il percorso di Francesca Maria Montemagno come espressione di una leadership che unisce visione e responsabilità, ponendo le persone al centro del cambiamento.
Di seguito l’intervista.
- Qual è stata la sfida digitale più significativa che tu o la tua azienda avete affrontato negli ultimi anni, e come l’avete superata?
La sfida digitale più significativa che abbiamo affrontato è stata, ed è tuttora, supportare le organizzazioni nel cambiamento profondo generato dalla trasformazione digitale, un percorso per il quale SMARTIVE è nata già nel 2016.
Fin dall’inizio abbiamo compreso che la complessità non risiede nella tecnologia in sé, ma nella capacità delle aziende di interpretarla e governarla. Questa consapevolezza è diventata ancora più centrale negli ultimi anni, con l’accelerazione dell’intelligenza artificiale, che ha portato molte organizzazioni ad adottare soluzioni avanzate senza una reale integrazione nei processi e nelle persone.
Se però penso a una sfida che ha coinvolto direttamente il team, ne emerge una molto concreta: la progettazione della user experience del nostro strumento di people analytics. La vera difficoltà è stata trovare il giusto equilibrio tra consistenza e profondità analitica del modello e un approccio realmente user friendly, capace di rendere accessibili dati complessi a stakeholder con livelli di maturità digitale molto diversi.
Abbiamo superato questa sfida lavorando in modo interdisciplinare: unendo competenze tecnologiche, consulenziali e di design, e coinvolgendo attivamente gli utenti finali nel processo di sviluppo. L’obiettivo non era semplificare i dati, ma rendere semplice il loro utilizzo, trasformando l’analytics in uno strumento decisionale quotidiano e non in un tool per specialisti
Questo approccio riflette il DNA di SMARTIVE: tecnologia avanzata, sì, ma sempre al servizio delle persone e delle decisioni.
- Cosa ne pensi delle nuove tecnologie digitali – in particolare dell’IA – e della sua integrazione nei processi aziendali? Quali opportunità credi possa offrire alle imprese e/o quali rischi?
Oggi non parlerei di nuove tecnologie, ma di tecnologie disponibili, e l’intelligenza artificiale è ormai una di queste. Il tema non è più se adottarla, ma come integrarla in modo efficace in azienda. Dal punto di vista delle opportunità, l’IA consente alle imprese di lavorare meglio sui dati, migliorare la qualità delle decisioni e aumentare l’efficienza operativa. Se integrata correttamente, permette di automatizzare attività a basso valore aggiunto, supportare analisi predittive e offrire strumenti concreti a manager e team per orientare scelte più rapide e consapevoli.
I rischi emergono quando l’IA viene inserita senza una reale comprensione del contesto organizzativo. Il primo è trattarla come una soluzione “plug-and-play”, senza ripensare processi, ruoli e responsabilità. In questi casi l’IA resta scollegata dal business o, peggio, diventa una tecnologia poco trasparente e difficilmente governabile. Un secondo rischio riguarda le persone: senza un adeguato lavoro su competenze e cultura, l’adozione può generare diffidenza o un uso inefficace degli strumenti.
Per questo credo che l’integrazione dell’IA debba essere affrontata in modo pragmatico e progressivo: partire da casi d’uso chiari, definire una “governance” solida e accompagnare le persone nel cambiamento. Solo così l’IA smette di essere un esercizio tecnologico e diventa una leva concreta di miglioramento dei processi e della competitività aziendale.
- Quali competenze e mindset ritieni fondamentali per guidare con successo la trasformazione verso l’Impresa 4.0?
Non bastano competenze tecnologiche: serve un equilibrio solido tra conoscenza digitale, mindset e soft skill. Dal punto di vista delle competenze, è fondamentale sviluppare una reale consapevolezza tecnologica. Non significa saper usare ogni strumento, ma comprendere il potenziale e i limiti delle tecnologie disponibili – in particolare dei sistemi data-driven e dell’IA – per integrarle in modo coerente nei processi e nelle decisioni di business.
Il vero fattore abilitante, però, è il mindset. In SMARTIVE lo sintetizziamo nel nostro manifesto culturale basato su misurazione, collaborazione e agilità. La misurazione permette di prendere decisioni fondate sui dati e non sulle percezioni; la collaborazione abilita il confronto tra competenze diverse e riduce i silos organizzativi; l’agilità consente di sperimentare, adattarsi e migliorare continuamente in contesti complessi e in rapido cambiamento.
Accanto a questo, diventano centrali alcune soft skill: pensiero critico, per interpretare correttamente dati e output tecnologici; capacità di comunicazione, per rendere comprensibili anche i temi più complessi; empatia e ascolto, per accompagnare le persone nel cambiamento; e responsabilità decisionale, per governare la tecnologia senza delegarle completamente le scelte.
In definitiva, l’Impresa 4.0 non è una questione di strumenti, ma di persone che sanno usarli con consapevolezza. Le organizzazioni che avranno successo saranno quelle capaci di trasformare la tecnologia in cultura, e l’innovazione in un modo di lavorare condiviso e sostenibile nel tempo.
- Guardando al futuro, quali tecnologie o trend credi avranno il maggiore impatto sul settore industriale nei prossimi 5 anni?
Non ho ritrosia nel dire che oggi faccio fatica a ragionare con orizzonti a cinque anni, soprattutto osservando la velocità con cui l’intelligenza artificiale si sta sviluppando. Anzi, tenderei a diffidare di chi afferma di avere certezze così nette sul futuro tecnologico: il contesto è troppo dinamico e discontinuo per previsioni rigide.
Detto questo, alcuni trend sono già visibili e difficilmente ignorabili. L’IA diventerà sempre più integrata e “invisibile” nei processi industriali, non come tecnologia isolata ma come componente embedded nei sistemi decisionali, operativi e organizzativi. Parallelamente, crescerà l’attenzione sulla qualità del dato e sulla governance, perché senza basi solide l’IA perde rapidamente valore.
Un altro trend rilevante riguarda l’interazione tra l’essere umano e le macchine: vedremo strumenti sempre più orientati a supportare decisioni complesse, piuttosto che a sostituirle, rendendo l’IA accessibile anche a ruoli non tecnici. In questo senso, la user experience e l’affidabilità dei sistemi diventeranno fattori competitivi quanto la potenza tecnologica.
Infine, credo che il vero elemento distintivo non sarà la singola tecnologia, ma la capacità delle organizzazioni di adattarsi, sperimentare e apprendere rapidamente. In un contesto in continua evoluzione, più che prevedere il futuro, sarà fondamentale costruire imprese capaci di affrontarlo con metodo, consapevolezza e spirito critico.
- C’è un libro, una citazione o un personaggio che ha segnato il tuo percorso da leader, che ti piacerebbe condividere?
Sono una lettrice accanita e, lo dico spesso sorridendo, sogno di aprire una libreria. Quando viaggio, una delle prime cose che cerco sono le biblioteche: le vivo un po’ come i mercati di quartiere, luoghi autentici dove capire davvero il contesto, le persone e la cultura di un posto.
Nel mio percorso da leader non c’è un solo libro o un solo personaggio che mi ha segnata, ma una costellazione di letture molto diverse tra loro. Amo i testi che aiutano a pensare in modo critico, a mettere in discussione le certezze e a osservare la complessità senza semplificarla eccessivamente. Questo vale sia per la saggistica, in particolare su organizzazioni, società e tecnologia, sia per la narrativa, che considero fondamentale per sviluppare empatia e capacità di lettura delle persone.
Un autore che torna spesso e mi lega al mio Papà che non c’è più da tanto (troppo) tempo è Rainer Maria Rilke, in particolare per il suo invito a non cercare risposte immediate ma a “vivere le domande”. È un pensiero che sento molto vicino alla leadership in contesti complessi e in continuo cambiamento.
Tra gli autori contemporanei, Haruki Murakami ha inciso in modo diverso ma altrettanto profondo. In L’arte di correre, il racconto della disciplina quotidiana, della costanza e del rapporto con il tempo mi ha insegnato che la leadership, come la corsa, non è uno sprint ma un esercizio di continuità, ascolto di sé e resistenza.
In fondo, leggere è il mio modo preferito per continuare a imparare, anche come leader. Potrei andare avanti per ore su questo tema!
- Qual è il consiglio che daresti ai giovani professionisti (o aspiranti imprenditori) che vogliono avvicinarsi al mondo dell’industria digitale?
Il primo consiglio che mi sento di dare è di diffidare dei consigli, soprattutto di quelli troppo semplici o presentati come universalmente validi. Chi ama consigliare spesso racconta il proprio percorso, non necessariamente quello giusto per chi ascolta.
Se dovessi però indicare alcuni ingredienti che considero fondamentali, direi messa in discussione dello status quo, persistenza e apertura al confronto.
Mettere in discussione lo status quo significa non accettare processi, modelli o soluzioni solo perché “si è sempre fatto così”. La persistenza è ciò che permette di attraversare l’incertezza, gli errori e i momenti di up & down in cui i risultati non sono immediati. Il confronto è essenziale per crescere attraverso punti di vista diversi e non chiudersi nelle proprie convinzioni.
A questo aggiungerei un invito molto concreto: non cadete nella trappola delle classifiche, dei titoli e delle etichette. Fate esperienza concreta, confrontatevi con i problemi reali.
Infine, osservate, ascoltate ed esplorate l’ecosistema. Frequentate contesti diversi, parlate con chi lavora sul campo, studiate le dinamiche reali delle organizzazioni. Le competenze più solide nascono dall’esperienza diretta e dalla capacità di dare spazio ai fatti, lasciando che siano i progetti a parlare.
In definitiva, costruite il vostro percorso con curiosità, senso critico e pazienza. Nel mio percorso ringrazio sempre la tribù colorata che supporta e sopporta e che spesso mi suggerisce connessioni o mi porta a scoprire qualcosa di lontano da me.
Ringraziamo Francesca Maria Montemagno per aver condiviso il suo percorso e rinnoviamo la nostra stima per il lavoro che Smartive porta avanti nel panorama dell’innovazione organizzativa.