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Matteo Facchinelli

Matteo Facchinelli e l’identità progettuale che guida ARW Associates

Il percorso di Matteo Facchinelli racconta la crescita di ARW Associates, realtà che unisce ricerca progettuale e cultura internazionale.

Matteo Facchinelli è un architetto italiano, fondatore e direttore dello studio ARW Associates, con sede a Milano e Parigi.

Forte di oltre vent’anni di esperienza, sviluppa una pratica architettonica rigorosa e sensibile, attenta alle specificità di ogni contesto. Il suo lavoro spazia dall’housing di qualità alla rigenerazione urbana, passando per l’edilizia sociale, la riconversione di siti industriali e i progetti a forte valore culturale.

A capo di un team multidisciplinare di una ventina di professionisti, Matteo Facchinelli promuove un approccio collaborativo e su misura, in cui ogni progetto diventa una risposta unica al territorio, al paesaggio e alle dinamiche sociali.

Sotto la sua direzione, ARW Associates si è affermato in Italia e all’estero, con progetti in corso a Milano, Tirana e Parigi. Lo studio è riconosciuto per la sua capacità di intervenire su siti complessi, generando un alto valore urbano, architettonico e sociale.

Con una presenza costante tra Milano e Parigi, concepisce l’architettura come uno strumento di interazione, trasformazione e responsabilità di fronte alle sfide contemporanee.

ARW Associates e la continuità di un percorso internazionale

Nel 2016 nasce ARW Associates, realtà che raccoglie l’esperienza maturata a Parigi e la integra con attività sviluppate in Italia. L’ufficio si afferma attraverso una ricerca che privilegia qualità dello spazio e coerenza formale, con una partecipazione costante a progetti e concorsi. Il ruolo di directeur général presso ARW Associés rafforza il legame con la Francia e consolida un percorso che interpreta l’architettura come disciplina capace di generare identità e nuovi scenari nei luoghi contemporanei.

L’intervista approfondisce questa direzione e offre uno sguardo sul modo in cui il lavoro di Facchinelli sta contribuendo alla trasformazione del panorama progettuale europeo.

Di seguito l’intervista.

  1. Qual è stata la sfida digitale più significativa che tu o la tua azienda avete affrontato negli ultimi anni, e come l’avete superata?

Negli ultimi anni, una delle sfide principali è stata integrare in modo efficace strumenti digitali avanzati nella gestione quotidiana dello studio, in un settore come quello dell’architettura dove tradizione e innovazione devono coesistere in modo equilibrato.

Abbiamo scelto di affrontarla investendo nella piattaforma gestionale Akeron, che ci sta consentendo di migliorare il controllo dei processi interni, razionalizzare il flusso di lavoro e creare le basi per una futura integrazione con soluzioni di intelligenza artificiale.

Parallelamente, stiamo sperimentando l’uso dell’AI per la generazione di immagini tridimensionali e scenari progettuali immersivi, un’innovazione che sta cambiando il nostro approccio alla rappresentazione architettonica e al dialogo con i clienti.

Inoltre, una sfida digitale significativa è stata l’adozione completa del BIM su progetti complessi. Abbiamo superato questa transizione formando l’intero team sui software più avanzati e certificando le figure chiave secondo i protocolli ICMQ. Questo ci ha permesso di ottimizzare i processi, migliorare la collaborazione e garantire risultati altamente qualificati, affrontando ogni progetto con un approccio innovativo e professionale.

  1. Cosa ne pensi delle nuove tecnologie digitali – in particolare dell’AI – e della sua integrazione nei processi aziendali? Quali opportunità credi possa offrire alle imprese e/o quali rischi?

Credo che oggi sia inevitabile confrontarsi con l’intelligenza artificiale, uno strumento in continua evoluzione che sta ridefinendo molte dinamiche operative, anche nei settori più creativi e complessi come l’architettura.

L’AI apre a opportunità straordinarie: dall’ottimizzazione dei processi progettuali alla generazione di immagini, dall’analisi predittiva alla personalizzazione dei servizi.

Allo stesso tempo, non vanno sottovalutati i rischi: dall’omologazione creativa alla perdita di controllo sui dati, fino alla sostituzione automatica di competenze che vanno invece governate, valorizzate e orientate.

L’approccio che preferiamo è quello dell’integrazione consapevole, in cui la tecnologia potenzia l’ingegno umano senza sostituirlo, mantenendo al centro la responsabilità critica e culturale del progetto.

  1. Quali competenze e mindset ritieni fondamentali per guidare con successo la trasformazione verso l’Impresa 4.0?

In una realtà come ARW, il capitale umano rappresenta la vera infrastruttura del cambiamento. Crediamo che i valori condivisi  come responsabilità, apertura, curiosità e visione siano il fondamento per costruire una cultura interna solida, capace di affrontare con lucidità e creatività la trasformazione digitale.

Accanto a questo, è essenziale investire in un aggiornamento continuo delle competenze tecnologiche: conoscere e saper usare strumenti digitali avanzati non è più un’opzione, ma una condizione necessaria per restare rilevanti.

L’atteggiamento giusto, oggi, è quello di chi sa abitare il cambiamento: non subirlo, ma guidarlo, facendo dialogare l’innovazione con l’identità e il pensiero critico.

  1. Guardando al futuro, quali tecnologie o trend credi avranno il maggiore impatto sul settore industriale nei prossimi 5 anni?

Nel nostro ambito, quello progettuale e architettonico, sarà soprattutto l’intelligenza artificiale ad accelerare i processi e a incidere profondamente sull’intero ciclo di vita del progetto. Ci aspettiamo un’evoluzione in cui la progettazione non sarà più solo un atto creativo iniziale, ma un processo sempre più integrato e predittivo.

Già in fase ideativa, l’AI potrà analizzare scenari futuri, anticipare criticità, proporre soluzioni e guidare le scelte attraverso simulazioni intelligenti. Sarà possibile ottimizzare ogni fase del processo costruttivo dai materiali più performanti e sostenibili, alla compatibilità economica  fino al controllo dei costi e alla gestione efficiente delle risorse.

Si tratta di un trend destinato a crescere in maniera esponenziale, ridefinendo non solo il modo in cui progettiamo, ma anche il rapporto tra progetto, realtà e sostenibilità.

  1. C’è un libro, una citazione o un personaggio che ha segnato il tuo percorso da leader, che ti piacerebbe condividere?

Un autore che ha influenzato profondamente il mio modo di pensare è Yuval Noah Harari. In particolare, mi colpisce la sua riflessione secondo cui la vera forza dell’essere umano non risiede tanto nell’intelligenza individuale, quanto nella capacità di collaborare: una dote unica che nessun’altra specie possiede.

Nel nostro lavoro, fatto di dialogo tra competenze diverse e visioni progettuali complesse, questa affermazione trova piena conferma. La nostra comunità di professionisti si fonda sulla fiducia, sulla collaborazione e sull’intelligenza collettiva: solo così possiamo affrontare le sfide contemporanee in modo efficace e innovativo.

  1. Qual è il consiglio che daresti ai giovani professionisti (o aspiranti imprenditori) che vogliono avvicinarsi al mondo dell’industria digitale?

Il mio consiglio è di considerare le tecnologie digitali e in particolare l’intelligenza artificiale come strumenti al servizio della competenza, non come sostituti. La velocità e la potenza di queste macchine in continua evoluzione non devono farci dimenticare che i veri valori su cui si fonda una professione la responsabilità, la visione, l’etica appartengono ancora all’essere umano.

Solo integrando questi strumenti in modo consapevole, critico e intelligente, si può costruire qualcosa di solido e duraturo.

Ringraziamo Matteo Facchinelli per aver condiviso la sua esperienza e rinnoviamo la nostra stima per il lavoro che ARW Associates  porta avanti nel panorama architettonico.

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