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AI Search: cosa cambia quando i clienti chiedono all’intelligenza artificiale invece di cercare su Google?
AI Search, AI Overviews e AI Mode stanno cambiando il modo in cui le persone scoprono aziende, prodotti e servizi. Cosa cambia per SEO, contenuti e visibilità dei brand.
Dalla lista dei risultati a una risposta costruita intorno alla domanda
Per molti anni la ricerca online ha seguito una dinamica relativamente riconoscibile. Una persona formulava una query su Google, osservava i risultati proposti, apriva alcune pagine e confrontava autonomamente le informazioni prima di arrivare a una conclusione. Per le aziende, essere visibili significava quindi riuscire a comparire nel momento giusto all’interno di quella sequenza, lavorando sul posizionamento organico, sulla pubblicità e sull’autorevolezza del proprio dominio.
L’intelligenza artificiale sta modificando una parte di questo comportamento perché tra la domanda dell’utente e i siti web è comparso un nuovo livello di intermediazione. Una persona può chiedere a un assistente AI quale soluzione sia più adatta a una determinata esigenza, utilizzare Gemini per confrontare alternative oppure formulare direttamente su Google una domanda complessa e ricevere una risposta costruita attraverso AI Overviews o AI Mode.
Il cambiamento riguarda soprattutto il modo in cui viene costruita la risposta. Invece di limitarsi a presentare una serie di collegamenti, i sistemi basati sull’AI possono recuperare informazioni provenienti da più fonti, sintetizzarle e organizzarle intorno all’intenzione espressa dall’utente, permettendo inoltre di proseguire la ricerca attraverso domande successive e richieste progressivamente più specifiche.
Nel maggio 2026 Google ha comunicato che AI Mode aveva superato il miliardo di utenti mensili e che il volume delle query effettuate attraverso questa modalità era più che raddoppiato ogni trimestre dal lancio. Nello stesso aggiornamento, l’azienda ha presentato una barra di ricerca ripensata attraverso l’intelligenza artificiale, progettata per consentire alle persone di descrivere con maggiore precisione ciò di cui hanno bisogno e di utilizzare input differenti, tra cui testo, immagini, file e video.
Per le aziende, la conseguenza è significativa: essere presenti online continua a essere fondamentale, ma il percorso attraverso cui un potenziale cliente arriva a conoscere e valutare un brand sta diventando meno lineare.
La query sta diventando simile a un brief
La trasformazione interessa anche la forma assunta dalla ricerca. In una ricerca tradizionale, un utente interessato a scegliere un software gestionale potrebbe digitare “miglior gestionale PMI”. All’interno di un’interfaccia conversazionale può invece descrivere la propria azienda, specificare il numero di collaboratori, indicare gli strumenti già utilizzati e spiegare quali problemi intende risolvere prima di chiedere quali soluzioni siano più adatte a quelle condizioni.
La query assume così una struttura sempre più simile a un brief, perché il sistema può utilizzare il contesto fornito dall’utente per restringere le alternative e approfondire successivamente singoli aspetti attraverso nuove domande. Una parte dell’esplorazione che prima richiedeva l’apertura e il confronto manuale di numerose pagine può quindi avvenire all’interno della stessa esperienza di ricerca.
La documentazione ufficiale di Google Search Central spiega che AI Mode è particolarmente utile per query che richiedono ulteriori analisi, ragionamenti o confronti complessi e permette alle persone di formulare domande che in precedenza avrebbero potuto richiedere diverse ricerche separate.
Per un brand significa che la competizione per la visibilità riguarda sempre meno soltanto la possibilità di ottenere un clic. Diventa importante anche entrare nell’insieme delle fonti e delle aziende considerate pertinenti mentre il sistema costruisce la propria risposta.
Google stesso sta trasformando il concetto di ricerca
Descrivere l’AI Search come una semplice contrapposizione tra motori di ricerca tradizionali e assistenti conversazionali rischia di restituire una lettura incompleta, perché Google sta incorporando progressivamente caratteristiche tipiche dell’interazione con l’intelligenza artificiale direttamente nella Ricerca.
Nel maggio 2026 Google ha annunciato la possibilità di approfondire una AI Overview attraverso domande successive e passare a un dialogo in AI Mode mantenendo il contesto della ricerca. L’utente può quindi partire da una domanda, approfondire un elemento della risposta e continuare l’esplorazione senza dover ricostruire ogni volta da zero ciò che sta cercando.
Questa evoluzione aiuta a comprendere cosa stia accadendo alla SEO. L’arrivo dell’intelligenza artificiale nella ricerca modifica il modo in cui le informazioni possono essere recuperate, combinate e presentate, mentre l’indicizzazione delle pagine, la loro accessibilità tecnica e la capacità di offrire informazioni utili continuano ad avere un ruolo centrale.
Google Search Central descrive inoltre un meccanismo particolarmente interessante: il query fan-out. AI Overviews e AI Mode possono effettuare più ricerche correlate contemporaneamente, esplorando diversi sottotemi e differenti fonti di dati per sviluppare una risposta. Durante questo processo, i modelli possono individuare più pagine web di supporto e costruire un insieme di collegamenti più ampio rispetto a quello normalmente associato a una singola ricerca tradizionale.
Una domanda complessa può quindi generare diversi percorsi di ricerca dietro la stessa interfaccia. Per un’azienda questo amplia anche il concetto di pertinenza, perché un contenuto molto specifico può risultare utile per una parte della risposta pur senza essere necessariamente la pagina che avrebbe occupato la prima posizione per una keyword più generica.
AI Overviews stanno modificando il rapporto tra visibilità e clic
Per anni una parte importante della misurazione SEO si è concentrata sulla relazione tra posizione nella SERP, impression e traffico generato verso il sito. L’AI Search rende questa relazione meno immediata, perché una parte dell’informazione può essere consultata direttamente all’interno della pagina dei risultati.
Un’analisi del Pew Research Center ha esaminato 68.879 ricerche Google effettuate nel marzo 2025 da 900 adulti statunitensi. Quando nella pagina compariva una sintesi generata dall’AI, gli utenti cliccavano su un risultato tradizionale nell’8% delle visite analizzate, rispetto al 15% registrato quando la sintesi non compariva. I collegamenti presenti direttamente nella sintesi AI ricevevano invece un clic nell’1% delle visite alle pagine che includevano questa funzionalità.
Il campione è statunitense e circoscritto a uno specifico periodo, quindi queste percentuali non possono essere estese automaticamente a qualsiasi mercato o settore. Il dato evidenzia tuttavia una trasformazione importante: una parte delle ricerche può concludersi dopo la consultazione della risposta sintetica, senza produrre la visita che tradizionalmente avrebbe segnalato la visibilità del sito.
Lo stesso studio del Pew Research Center ha rilevato un altro elemento interessante. Le sintesi AI comparivano con maggiore frequenza nelle ricerche più articolate: soltanto l’8% delle query composte da una o due parole produceva una sintesi AI, mentre la percentuale saliva al 53% per le ricerche di almeno dieci parole. Tra le query formulate come domande, la percentuale raggiungeva il 60%.
È un aspetto particolarmente rilevante per il content marketing B2B, dove molte delle ricerche più interessanti riguardano problemi specifici che richiedono spiegazioni, confronti e approfondimenti prima che il potenziale cliente arrivi a una decisione.
Essere citati diventa una nuova dimensione della visibilità
Nella ricerca tradizionale il risultato è visibile principalmente come pagina. Nell’AI Search può diventare visibile anche l’informazione contenuta nella pagina.
Immaginiamo un’impresa che abbia pubblicato un approfondimento specialistico su un problema del proprio settore, includendo dati originali, esempi ed elementi difficili da trovare altrove. Un sistema AI può utilizzare quella pagina per contribuire alla costruzione di una risposta e proporla come fonte attraverso cui approfondire un determinato passaggio.
Il sito diventa quindi sia una destinazione raggiunta dopo il clic sia una possibile fonte attraverso cui viene costruita la risposta. Come spiega Google Search Central, durante la generazione delle risposte i modelli possono identificare più pagine web di supporto, permettendo di mostrare un insieme più ampio e diversificato di collegamenti utili rispetto a una ricerca web classica.
Questa evoluzione rende più complessa anche la misurazione della presenza digitale. Impression e sessioni continuano a essere indicatori utili, ma iniziano ad affiancarsi a domande differenti: per quali argomenti il brand viene riconosciuto, quali contenuti riescono a entrare nelle nuove esperienze di ricerca e in quale contesto l’azienda viene presentata rispetto alle alternative disponibili.
La visibilità può quindi produrre un effetto anche prima del clic. Un utente potrebbe incontrare il nome di un’impresa all’interno di una risposta, riconoscerlo successivamente durante una nuova ricerca e raggiungere il sito attraverso un percorso che gli strumenti di analytics tradizionali riescono a ricostruire soltanto in parte.
La SEO cambia funzione, ma rimane una base essenziale
La crescita dell’AI Search ha favorito la diffusione di espressioni come GEO, Generative Engine Optimization, AEO e LLM Optimization, spesso presentate come discipline destinate a sostituire la SEO. La situazione attuale suggerisce invece una trasformazione più graduale, nella quale diverse pratiche già consolidate continuano a svolgere una funzione centrale.
Google Search Central chiarisce che le best practice SEO continuano a essere pertinenti per le funzionalità AI della Ricerca e che non sono previsti requisiti tecnici aggiuntivi specifici per apparire in AI Overviews o AI Mode. Per essere idonea a comparire come collegamento di supporto, una pagina deve essere indicizzata e poter comparire nella Ricerca Google con uno snippet.
Questo punto è particolarmente importante perché ridimensiona l’idea secondo cui l’AI Search richiederebbe necessariamente una disciplina completamente separata dalla SEO. Le modalità attraverso cui una risposta viene costruita stanno cambiando, ma molte delle condizioni che permettono ai motori di trovare, comprendere e valutare una pagina rimangono centrali.
La SEO conserva quindi una funzione fondamentale, ma può essere utile iniziare a pensare alla visibilità digitale attraverso un perimetro più ampio. Una pagina deve essere trovabile e tecnicamente comprensibile, mentre il contenuto deve possedere una struttura e una profondità sufficienti per risultare utile anche quando una risposta viene costruita attraverso più fonti.
Pubblicare molti contenuti può contare meno che possedere informazioni riconoscibili
L’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa ha ridotto drasticamente il tempo necessario per produrre grandi quantità di contenuti. Questa possibilità crea però un paradosso, perché se migliaia di aziende possono pubblicare rapidamente articoli che rielaborano le stesse informazioni disponibili online, la quantità diventa progressivamente meno distintiva.
Una pagina che ripete definizioni già presenti su centinaia di altri siti offre pochi elementi capaci di renderla una fonte particolarmente interessante. Al contrario, contenuti costruiti attraverso esperienza diretta, dati proprietari, casi aziendali e competenze specialistiche introducono informazioni che il resto del web potrebbe non possedere nella stessa forma.
Le indicazioni di Google Search Central sull’utilizzo dell’AI generativa per la creazione dei contenuti aiutano inoltre a distinguere l’impiego della tecnologia dalla produzione indiscriminata di pagine prive di un contributo originale. L’AI può supportare il processo editoriale, mentre rimane centrale la capacità di produrre informazioni utili per chi effettua la ricerca.
La conseguenza riguarda direttamente le strategie editoriali aziendali. Per anni molte imprese hanno costruito il proprio piano SEO partendo quasi esclusivamente dai volumi di ricerca, producendo contenuti intorno alle keyword considerate più interessanti. L’AI Search introduce una prospettiva complementare: oltre a domandarsi quali parole vengano cercate, diventa utile chiedersi quali informazioni l’azienda possieda e possa rendere disponibili meglio di altri.
Per una società di consulenza potrebbe trattarsi di un modello sviluppato attraverso l’esperienza con i clienti; per un produttore, di dati tecnici derivati dall’utilizzo dei propri prodotti; per un’impresa specializzata, di conoscenze maturate attraverso centinaia di casi che raramente vengono formalizzate e pubblicate.
La capacità di trasformare questo patrimonio interno in contenuti accessibili può diventare una componente sempre più importante della visibilità digitale. Quando la produzione di testo diventa più semplice, infatti, aumenta il valore relativo delle informazioni che richiedono esperienza, osservazione e conoscenza specifica per essere prodotte.
La reputazione digitale si costruisce anche oltre il sito proprietario
Esiste poi una seconda trasformazione che riguarda il luogo in cui i sistemi recuperano le informazioni. Un’azienda può descriversi sul proprio sito come un riferimento nel proprio settore, ma quella dichiarazione assume un significato differente quando trova riscontro anche all’interno di fonti esterne credibili. Articoli editoriali, pubblicazioni specialistiche, siti istituzionali e altre presenze indipendenti contribuiscono a costruire un ecosistema informativo molto più ampio rispetto al solo dominio proprietario.
L’analisi del Pew Research Center sulle AI Overviews ha rilevato, per esempio, che Wikipedia, YouTube e Reddit rappresentavano complessivamente il 15% delle fonti presenti nelle sintesi esaminate. Lo studio ha inoltre osservato una presenza dei siti governativi più elevata nelle fonti delle sintesi AI rispetto ai risultati di ricerca tradizionali analizzati.
Questi dati non costituiscono una formula universale per ottenere una citazione e sarebbe improprio interpretarli come una classifica delle fonti favorite dai sistemi AI. Mostrano però quanto l’ambiente informativo attraverso cui viene rappresentata un’azienda sia più ampio del proprio sito.
SEO, branding, digital PR e content strategy diventano così progressivamente più interdipendenti, perché la coerenza tra ciò che l’azienda racconta di sé e ciò che il resto dell’ecosistema digitale restituisce sulla sua attività contribuisce alla costruzione della sua identità online.
Per le imprese B2B questo aspetto può essere particolarmente rilevante. Un’azienda può possedere competenze molto elevate e allo stesso tempo lasciare pochissime tracce digitali di quella competenza. Se casi, metodologie e conoscenze rimangono prevalentemente all’interno dell’organizzazione, il web dispone di pochi elementi attraverso cui associarla agli argomenti sui quali possiede esperienza.
Anche il percorso d’acquisto può iniziare dentro una conversazione
Il cambiamento diventa ancora più evidente quando la ricerca possiede un intento commerciale. Un utente può descrivere a un sistema AI ciò che sta cercando, aggiungere progressivamente condizioni e preferenze, chiedere un confronto tra soluzioni e restringere il campo delle alternative senza ripartire da zero a ogni passaggio. Il percorso che tradizionalmente richiedeva una ricerca iniziale, l’apertura di diversi siti e il confronto manuale delle informazioni può quindi concentrarsi maggiormente all’interno della stessa esperienza.
Nel B2B la dinamica assume caratteristiche differenti, perché decisioni complesse richiedono normalmente valutazioni più articolate e coinvolgono spesso diverse persone. Anche in questo contesto, però, l’AI può intervenire nelle prime fasi della selezione, aiutando un potenziale cliente a comprendere il problema, individuare categorie di soluzioni e costruire una prima shortlist di possibili fornitori.
L’utente può iniziare descrivendo la dimensione dell’azienda, il settore, i problemi che intende risolvere e i vincoli del progetto, per poi chiedere quali approcci possano essere coerenti con quelle condizioni. La ricerca diventa quindi progressivamente più personalizzata ancora prima che venga visitato il sito delle aziende prese in considerazione.
Per le imprese cambia di conseguenza il momento nel quale si gioca una parte della competizione. Il sito continua a essere determinante, ma il cliente potrebbe arrivarvi dopo avere già sviluppato una prima comprensione del problema e delle alternative disponibili. In questo scenario, la capacità di essere presenti nelle fasi iniziali dell’esplorazione diventa importante quanto la capacità di convertire l’utente una volta arrivato sul sito.
Il sito aziendale può diventare ancora più importante
Se una parte delle risposte viene fornita direttamente attraverso esperienze AI, potrebbe sembrare che il sito proprietario sia destinato a perdere progressivamente importanza. Questa interpretazione trascura però il ruolo che le fonti originali continuano a svolgere nella costruzione delle risposte.
Per essere utilizzabile, un contenuto deve essere accessibile e comprensibile. Il sito rimane inoltre lo spazio nel quale l’azienda controlla direttamente la descrizione dei propri servizi, delle proprie competenze, dei propri casi e delle proprie esperienze.
Google Search Central indica tra le pratiche ancora rilevanti la possibilità per Google di effettuare la scansione delle pagine, una struttura efficace dei collegamenti interni, la disponibilità in forma testuale delle informazioni importanti e la corrispondenza tra dati strutturati e contenuto effettivamente visibile.
Il sito può quindi assumere una funzione ancora più importante come fonte primaria dell’identità digitale dell’impresa, anche quando la prima interazione con un potenziale cliente avviene altrove.
Diventa essenziale che servizi e competenze siano descritti con precisione e che le diverse sezioni del sito costruiscano una rappresentazione coerente dell’azienda. Una comunicazione eccessivamente generica fornisce meno elementi sia alle persone sia ai sistemi che devono comprenderne il posizionamento.
Anche l’architettura informativa assume maggiore importanza. Se un’azienda opera in diversi ambiti ma concentra tutte le informazioni in poche pagine generiche, diventa più difficile comprendere quali competenze possieda su un tema specifico. Costruire pagine approfondite e collegate tra loro significa invece rendere più leggibile la relazione tra servizi, problemi affrontati e conoscenze possedute dall’organizzazione.
Cambia anche ciò che dovrebbe essere misurato
Per molti anni il traffico organico ha rappresentato uno degli indicatori principali attraverso cui valutare il successo di una strategia SEO. Continuerà ad avere un ruolo importante, ma può diventare insufficiente quando viene osservato isolatamente.
Google Search Central specifica che i siti visualizzati nelle funzionalità AI, tra cui AI Overviews e AI Mode, vengono inclusi nel traffico complessivo della Ricerca all’interno del report sul rendimento di Search Console, nella tipologia di ricerca Web.
La parte più complessa riguarda però la visibilità che avviene senza un clic immediato. Una persona potrebbe incontrare il nome di un’azienda durante una ricerca assistita dall’AI, ricordarlo e cercarlo direttamente in un momento successivo. Con i modelli analitici tradizionali può essere difficile ricostruire completamente questo percorso, perché la conversione finale potrebbe essere attribuita a una ricerca branded o a una visita diretta senza rendere evidente l’interazione precedente.
Alla domanda “quanto traffico organico abbiamo generato?” iniziano quindi ad affiancarsi interrogativi differenti: per quali argomenti siamo visibili, quali fonti stanno costruendo la nostra reputazione digitale e in quali contesti l’azienda viene associata alle proprie competenze?
Questo richiede anche una lettura meno lineare dell’attribuzione. Una riduzione dei clic su determinate query informative, per esempio, potrebbe convivere con una maggiore esposizione del brand nelle fasi iniziali della ricerca. Allo stesso modo, una crescita delle ricerche branded potrebbe essere influenzata da interazioni precedenti che gli strumenti di analytics non riescono ancora a collegare perfettamente alla conversione finale.
Per le PMI l’AI Search può rappresentare anche un’opportunità
L’AI Search potrebbe sembrare un ulteriore vantaggio per le grandi aziende che possiedono domini autorevoli e budget editoriali elevati. La dinamica può però diventare più interessante quando la domanda dell’utente è specifica e richiede informazioni verticali.
Un contenuto specialistico può essere pertinente anche quando proviene da un’azienda meno conosciuta, soprattutto se affronta in profondità un problema sul quale esistono poche informazioni realmente utili. Il query fan-out descritto da Google Search Central rende particolarmente interessante questo aspetto, perché una richiesta complessa può portare il sistema a esplorare più sottotemi e fonti invece di affidarsi soltanto a una singola ricerca generica.
Per una PMI con competenze verticali, la possibilità interessante consiste quindi nel trasformare conoscenze maturate attraverso l’attività quotidiana in analisi e approfondimenti capaci di rispondere a domande specifiche.
Una piccola azienda difficilmente può competere con un grande portale sulla quantità complessiva di contenuti pubblicati. Può però possedere una conoscenza molto più approfondita di un problema circoscritto, di un particolare segmento di mercato oppure di un processo operativo che affronta quotidianamente insieme ai propri clienti.
La competizione si sposta così, almeno in parte, dalla quantità di contenuti pubblicati alla densità di conoscenza che l’azienda riesce a rendere disponibile online. Il vantaggio deriva dalla capacità di trasformare il know-how interno in informazioni comprensibili e verificabili, costruendo progressivamente un’associazione tra il brand e gli argomenti sui quali possiede una competenza riconoscibile.
Dalla SEO alla costruzione di un ecosistema di visibilità
Per le aziende, affrontare l’AI Search come un semplice aggiornamento tecnico della SEO rischia di essere limitante, perché la trasformazione riguarda contemporaneamente il sito e i contenuti, ma coinvolge anche il posizionamento del brand e l’autorevolezza costruita al di fuori dei canali proprietari.
È in questo contesto che la Strategia Digitale & Sviluppo Web di Vismarcorp può essere collegata al lavoro di Marketing Strategico & Branding e alle competenze di Automazione & AI Applied Solutions.
La struttura tecnica del sito deve permettere ai contenuti di essere individuati e interpretati correttamente, mentre la strategia editoriale deve trasformare le competenze dell’azienda in informazioni riconoscibili e utili. Parallelamente, il posizionamento del brand deve mantenere coerenza tra ciò che l’impresa dichiara di essere e ciò che le fonti esterne raccontano della sua attività.
Attraverso la Business Orchestration, Vismarcorp può integrare questi livelli all’interno di una direzione comune, evitando che SEO, sviluppo web, branding e intelligenza artificiale vengano trattati come progetti indipendenti quando contribuiscono allo stesso obiettivo: rendere l’azienda comprensibile e riconoscibile nei luoghi in cui i clienti cercano informazioni.
La questione riguarda quindi anche l’organizzazione interna delle competenze. Se chi gestisce il sito lavora separatamente da chi produce i contenuti, mentre il branding segue una direzione differente e i progetti AI vengono sviluppati senza collegamento con il resto della presenza digitale, il rischio è costruire iniziative tecnicamente valide ma incapaci di rafforzarsi reciprocamente.
L’AI Search rende ancora più evidente la necessità di collegare questi elementi, perché la rappresentazione digitale dell’impresa nasce dall’insieme delle informazioni disponibili, dalla loro struttura e dalla coerenza con cui descrivono ciò che l’azienda sa fare.
L’obiettivo cambia: diventare una fonte pertinente
L’AI Search introduce infine un cambiamento concettuale che va oltre la tecnologia. Nella ricerca tradizionale, gran parte dell’attenzione è stata concentrata sulla posizione occupata da una pagina; nelle esperienze generative diventa altrettanto importante chiedersi per quale domanda l’azienda possieda qualcosa di sufficientemente utile da poter contribuire alla risposta.
Questo porta la strategia editoriale più vicino alle competenze effettive dell’impresa. Un’azienda specializzata dovrebbe essere capace di spiegare i problemi che conosce meglio, pubblicare informazioni difficili da trovare altrove e costruire nel tempo una presenza digitale coerente intorno a quegli argomenti.
Un articolo scritto esclusivamente perché una keyword presenta un determinato volume di ricerca può continuare ad avere una funzione, ma assume un peso differente rispetto a un contenuto capace di trasformare una conoscenza aziendale specifica in un’informazione utile per chi sta cercando una risposta.
La ricerca tramite intelligenza artificiale può quindi riportare al centro una caratteristica che molte strategie orientate prevalentemente ai volumi avevano progressivamente ridimensionato: avere una competenza riconoscibile prima ancora di cercare di posizionarla.
Conclusione
L’AI Search sta modificando il rapporto tra domanda, risposta e sito web. Il cliente può iniziare una ricerca su Google, proseguirla attraverso AI Mode oppure affidare a un sistema conversazionale una parte dell’esplorazione e del confronto tra alternative, costruendo un percorso nel quale la visita al sito può avvenire più avanti rispetto al passato.
Per le aziende questo significa che la visibilità digitale non coincide più soltanto con la posizione occupata all’interno di una pagina di risultati. Diventa importante essere accessibili ai sistemi che costruiscono le risposte, pubblicare informazioni che possano essere utilizzate come fonte e mantenere un’identità coerente anche al di fuori del proprio dominio.
La SEO rimane una base essenziale, mentre attorno ad essa sta crescendo un livello ulteriore che coinvolge contenuti, reputazione e autorevolezza digitale. Le aziende che sapranno trasformare le proprie competenze in un patrimonio informativo leggibile sul web potranno affrontare questa evoluzione partendo da qualcosa di più solido della semplice rincorsa al nuovo canale.
Attraverso la Business Orchestration, Vismarcorp può affiancare le imprese nel collegare questa trasformazione alla propria presenza digitale complessiva, integrando Marketing Strategico & Branding, Strategia Digitale & Sviluppo Web e Automazione & AI Applied Solutions all’interno di una gestione coordinata.
La domanda destinata a diventare sempre più importante sarà quindi più ampia di “siamo primi su Google?”. Per molte aziende sarà necessario comprendere anche quali informazioni emergono sul proprio brand quando un potenziale cliente affida all’intelligenza artificiale una parte della propria ricerca e quali elementi rendono l’impresa sufficientemente riconoscibile da entrare nella costruzione di quella risposta.
Fonti consultate
Google – Una nuova era per la Ricerca con l’AI
Google Search Central – Funzionalità di AI e il tuo sito web
Google Search Central – Indicazioni sull’utilizzo di contenuti generati con AI
Alessia Cammilli


