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Perché così tante aziende falliscono e cosa rivelano davvero questi numeri
Fallimenti aziendali, percentuali reali e cause strutturali, una lettura approfondita per imprenditori che vogliono capire dove nasce il rischio.
Quando i numeri raccontano storie simili
Le percentuali di fallimento aziendale colpiscono perché si ripetono con dinamiche molto simili, indipendentemente dal settore. Tra il 2024 e il 2025, in Italia e in Europa, l’aumento delle cessazioni ha riportato l’attenzione su un problema che raramente nasce all’improvviso. Costruzioni e servizi risultano particolarmente esposti, però le logiche che portano all’uscita dal mercato seguono schemi ricorrenti, legati al modo in cui l’impresa viene costruita e governata.
Le fasi iniziali e le scelte che pesano subito
Le analisi di OECD e Eurostat mostrano come una parte rilevante delle imprese interrompa l’attività entro pochi anni dall’avvio. Questo avviene spesso perché l’azienda nasce con una struttura più grande della sua capacità reale. Un caso frequente riguarda imprese che aprono uffici ampi, assumono personale stabile e sostengono costi continuativi prima di avere una domanda sufficientemente consolidata. In queste situazioni, anche un rallentamento contenuto genera tensioni immediate, perché la struttura richiede entrate costanti che il mercato non garantisce ancora.
Le percentuali osservate nel loro insieme
I dati rendono questo quadro evidente. Circa il 12,5% delle imprese interrompe l’attività nel primo anno, la quota sale a circa il 20% entro i primi due anni, mentre oltre il 50% non supera i cinque anni. Nel mondo delle startup alcune stime arrivano fino al 90%, segnalando una fragilità elevata nei modelli iniziali. In Europa, nel periodo 2019–2023, il tasso medio annuo di uscita dal mercato delle imprese sopravvissute si colloca intorno al 12,1%, secondo i dati di Eurostat. Letti insieme, questi numeri mostrano come il rischio accompagni l’impresa lungo tutto il percorso.
Il fallimento come accumulo di decisioni
Le analisi della World Bank descrivono il fallimento come un processo graduale. Un esempio ricorrente riguarda aziende che, per sostenere la crescita, aumentano i costi fissi confidando in ricavi futuri. Quando il mercato risponde più lentamente, la liquidità si riduce e le decisioni diventano difensive. In questa fase l’imprenditore tende a rimandare interventi strutturali, sperando in un recupero che raramente arriva nelle forme attese.
Il peso della struttura dei costi
Le ricerche di McKinsey mostrano come la rigidità dei costi rappresenti uno dei principali fattori di vulnerabilità. Un caso tipico riguarda imprese che assumono personale con ruoli poco definiti o che mantengono spazi e forniture sovradimensionati rispetto al volume reale di attività. In questi contesti, il problema emerge quando l’azienda si trova a dover sostenere impegni costanti senza la flessibilità necessaria per adattarsi a variazioni di domanda.
Quando la gestione strategica resta implicita
Molte aziende entrano in difficoltà perché la gestione strategica resta affidata all’intuizione quotidiana. Le ricerche pubblicate su Harvard Business Review mostrano come questo approccio porti a decisioni scollegate tra loro. Un esempio frequente riguarda imprese che investono in marketing senza avere una chiara lettura della propria capacità operativa. Le richieste aumentano, però l’organizzazione non riesce a rispondere in modo adeguato, generando insoddisfazione, dispersione di risorse e perdita di fiducia.
Il rapporto con il mercato e il nodo del posizionamento
Le analisi di OECD evidenziano come molte imprese fatichino a trasformare interesse in domanda stabile. Questo accade quando il posizionamento resta generico o quando l’offerta non è sostenuta da un percorso chiaro verso la scelta. Un esempio tipico riguarda aziende che ricevono contatti poco qualificati, investono molte energie nella fase commerciale e ottengono ritorni limitati, con un impatto diretto sui margini.
Il tempo come amplificatore degli squilibri
Con il passare degli anni, le scelte iniziali tendono ad amplificarsi. Le imprese che superano le prime fasi spesso lo fanno accumulando compromessi organizzativi che riducono la capacità di adattamento. I dati europei mostrano come il rischio resti elevato anche oltre la fase di avvio, segnalando che la sostenibilità del modello richiede una lettura continua delle dinamiche interne ed esterne.
Governance come fattore distintivo
Le analisi di McKinsey mostrano come le imprese che rafforzano la governance riescano a intercettare i segnali prima che diventino critici. Governare significa osservare come decisioni, struttura e mercato si influenzano reciprocamente. Un esempio ricorrente riguarda aziende che riescono a rivedere la propria organizzazione prima che i problemi finanziari emergano, mantenendo margine di manovra anche in fasi complesse.
Focus su Vismarcorp
Vismarcorp opera come centro di governo aziendale, aiutando imprenditori e imprese a leggere questi segnali prima che si trasformino in blocchi strutturali. L’intervento parte da una diagnosi approfondita che osserva come i costi vengono sostenuti, come le decisioni vengono prese e come il mercato risponde realmente. Questo consente di individuare situazioni tipiche, come strutture troppo rigide, processi decisionali frammentati o investimenti scollegati dalla capacità operativa.
Vismarcorp lavora come regia operativa, collegando funzioni che spesso procedono in modo indipendente. Attraverso Business Orchestration, l’impresa ottiene una lettura più chiara delle priorità e delle interdipendenze, riducendo la dispersione di risorse e aumentando la capacità di adattamento. Questo approccio aiuta l’imprenditore a intervenire prima che le difficoltà diventino irreversibili, trasformando la governance in uno strumento quotidiano di protezione del modello aziendale.
Una riflessione finale per chi guida un’impresa
Le percentuali di fallimento raccontano un fenomeno diffuso che nasce da scelte cumulative, spesso prese in buona fede. Una lettura più attenta delle dinamiche interne consente di spostare l’attenzione dalla reazione alla prevenzione. Governare struttura, decisioni e relazione con il mercato permette all’impresa di attraversare le fasi critiche con maggiore controllo e continuità.
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Fonti consultate
OECD, Eurostat, World Bank, McKinsey e Harvard Business Review.
Alessia Cammilli